Quanti e quali indicatori si dovrebbero usare?

Nell'articolo  precedente abbiamo spiegato la natura “lagging” degli indicatori definendone pregi e limiti. Abbiamo imparato che i prezzi sono sempre la prima variabile da osservare, successivamente gli indicatori possono dare una conferma del movimento dei prezzi. Ora ciascun trader deve decidere se includerli nella propria strategia o meno.


Probabilmente, per un trader non espertissimo, l'uso degli indicatori può essere molto d'aiuto ma la scelta degli indicatori da usare è fondamentale.
Ce ne sono a centinaia disponibili nelle principali piattaforme di trading  e il trader ha solo l'imbarazzo della scelta.
Si dividono principalmente in due grosse categorie: Trend Following e Oscillatori.

1. Trend following

Gli indicatori trend following sono importanti per aiutare il trader ad individuare e seguire il trend. Un detto comune nel tradingsul  forex è “il trend è il tuo migliore amico” perché cercando di aprire posizioni nella direzione del trend rappresenta una scelta meno rischiosa e potenzialmente più redditizia. Sebbene cercare di seguire il trend quando se ne sviluppa uno sia una strategia vincente, i problemi nascono quando il mercato presenta un andamento laterale perché possono emergere diversi falsi segnali.
Esempi di questa categoria di indicatori sono le Medie Mobili, Average Directional Movement Index (ADX), Bollinger Bands, ecc.

2. Oscillatori

Gli oscillatori aiutano i trader ad individuare gli estremi di mercato, situazioni in cui i prezzi si trovano ad un livello di ipercomprato o ipervenduto. Forniscono anche indicazioni sul momentum (o perdita di forza) del movimento dei prezzi che talvolta sono difficili da individuare con altri strumenti. Gli oscillatori funzionano molto bene in un mercato con andamento laterale dove riescono ad individuare ottimamente i punti di inversione del mercato. Forniscono invece indicazioni meno precise quando è presente un trend nei prezzi perché raggiungono più spesso del dovuto le zone di ipercomprato (in un trend rialzista) e ipervenduto (in un trend ribassista). Esempi di oscillatori sono Relative Strenght Indicator (RSI),  Stochastics, Rate of Change (ROC), Commodity Channel Index (CCI), ecc.

Con questa vasta gamma a disposizione tante volte i principianti pensano che la strategia vincente sia quella di inserire il maggior numero di indicatori possibile. Il risultato sarebbe simile a quello del grafico sottostante con le relative complicazioni.


Confusi?.... Questo approccio è ovviamente sbagliato perché troppo complicato visivamente ma soprattutto perché gli indicatori della stessa categoria forniscono il più delle volte le stesse indicazioni rappresentate in maniera leggermente diversa. Non solo è superfluo usarne più di uno della stessa famiglia ma può risultare anche controproducente perché, il più delle volte,  indicatori simili forniscono segnali contrastanti che confondono il trader.


Ogni indicatore che viene inserito deve avere un'esatta funzionalità e deve aggiungere qualcosa in più a quelli già presenti, altrimenti meglio non aggiungerlo. Nelle analisi tecniche giornaliere in questo sito  si è scelto di usare l'indicatore MF1  , l'indicatore MF11 ( indicatore che sta rapidamente sostituendo le famose Bande di Bollinger), in fine  si è inserito Marton Index l'unico indicatore che ci permette di seguire la famosa sequenza di onde di Elliott.

La figura sottostante mostra come ora il grafico sia molto più chiaro e leggibile. 


Non è assolutamente obbligatorio utilizzare gli indicatori segnalati, l'importante è sceglierli accuratamente in modo che ci forniscano solo le informazioni essenziali senza conflitti.